Le Dolomiti si preparano ad accogliere le Olimpiadi invernali, dal 6 al 22 febbraio, o per lo meno una gran parte delle discipline: lo sci da discesa, il fondo, il salto, il biathlon. In questi giorni si sono vestite della neve fresca più bianca, trasformando il paesaggio in una fiaba.
Lo sci da discesa alle Olimpiadi 2026: velocità e tecnica sulle piste delle Dolomiti
Lo sci da discesa vedrà le atlete e gli atleti sfrecciare lungo i pendii più ripidi delle Dolomiti, a velocità che possono superare i 130 chilometri orari, sfidando la gravità con traiettorie perfette. Le gare di discesa libera si svolgeranno sulla mitica pista “Olympia delle Tofane” a Cortina d’Ampezzo, teatro già delle memorabili gare del 1956 e palcoscenico naturale tra le vette più iconiche delle Dolomiti.
Questa specialità richiede non solo un coraggio eccezionale, ma anche una precisione millimetrica nel controllo degli sci e nella lettura del tracciato. Le piste olimpiche, preparate secondo gli standard internazionali più severi, metteranno alla prova la resistenza fisica e mentale dei campioni. E le rocce staranno a guardare.
Il biathlon ad Anterselva: tradizione e talenti locali
Anterselva, bellissima località della Val Pusteria, ospiterà le emozionanti gare di biathlon, disciplina che unisce la resistenza dello sci di fondo alla precisione del tiro con la carabina. Il Centro Biathlon di Anterselva è considerato uno degli impianti più prestigiosi al mondo e vanta una lunga tradizione in questa specialità. L’Alto Adige può contare su atleti di grande valore come Dorothea Wierer, pluricampionessa del mondo e orgoglio locale, che gareggerà davanti al suo pubblico in quella che potrebbe essere la sua ultima Olimpiade.
Il nostro sguardo seguirà con trepidazione il grandissimo atleta trentino, Tommaso Giacomel, nato ai piedi delle Pale di San Martino, una delle zone più belle delle Dolomiti. Quest’anno è inarrestabile…

Lo sci di fondo con i campioni di oggi e di ieri nello stadio olimpico di Tesero.
Lo stadio del fondo di Tesero, in Val di Fiemme, tornerà ad essere palcoscenico delle gare olimpiche di sci di fondo, disciplina che incarna lo spirito più puro dello sport nordico. Questi tracciati hanno visto trionfare leggende del fondo italiano come Stefania Belmondo e Manuela Di Centa, ma anche campioni trentini del calibro di Cristian Zorzi e Giorgio Vanzetta, che hanno scritto pagine indimenticabili della storia olimpica azzurra.
La valle respira sci di fondo: solo pochi giorni fa si è conclusa la Marcialonga, la granfondo più celebre d’Italia che ogni anno richiama migliaia di appassionati sugli stessi tracciati che ospiteranno i campioni olimpici. Oggi la nazionale italiana guarda con fiducia a Federico Pellegrino, veterano e portabandiera del movimento, affiancato dai giovani talenti che cercheranno di emulare i loro predecessori davanti al pubblico di casa.
Le piste di Tesero, immerse nel magnifico scenario dolomitico, offriranno uno spettacolo di fatica, tattica e resistenza che coinvolgerà appassionati da tutto il mondo. Con orgoglio segnalo che mio fratello l’architetto Marco Giovanazzi è il progettista dello stadio olimpico di Tesero.

Franco Nones e il primo oro di sci di fondo non scandinavo nel 1968
La Val di Fiemme è sede delle Olimpiadi 2026, ma vanta una lunga storia di mondiali, Marcialonga, trofeo Topolino, Skiri Trophi. La Val di Fiemme è anche la casa natale del mitico Franco Nones, l’atleta che nel 1968 vinse il primo oro olimpico non scandinavo dello sci di fondo a Grenoble. La sua impresa risuonò in tutto il mondo e questo contribuì a diffondere la passione per lo sci di fondo.
Abbiamo raccontato la storia di Franco Nones nel documentario “A passo d’oro”, che si trova sulle principali piattaforme streaming, non perdetelo.
È Franco a raccontare le emozioni di quel giorno: “Era il 7 febbraio del 1968. Era una bellissima giornata. La temperatura era perfetta. La sciolina, era quasi impossibile sbagliarla… Ero un po’ preoccupato per l’estrazione del pettorale.” Così si prepara a partire verso l’avventura della vita.
“Con le radio mi dicevano il mio tempo 5 km dopo. Non c’è stato un attimo di respiro. ho dovuto continuamente scappare, anche se mi dicevano sempre che ero in testa. Al 10° km sono passato con con mezzo minuto di vantaggio…”.
Lo sci di fondo è uno sport durissimo, difficile da capire per chi non lo pratica. Oltre al fisico e all’allenamento, ci vuole tanta intelligenza: “Al 20° km avevo solo 4 secondi di vantaggio sul finlandese Mäntyrantha. In quel momento là mi sono convinto che stava andando tutto bene, che andavo forte e che Mäntyrantha doveva avere un cedimento prima o poi. Cosa che poi è successa…”
È così, che Franco Nones vince la Medaglia d’Oro alle Olimpiadi di Grenoble. È il primo atleta non scandinavo a vincere l’ambito premio. Il suo nome è sulla prima pagina di tutti i giornali, dalla Svezia, alla Norvegia, alla Francia, all’Italia, alla Russia. Tutti applaudono al “piccolo italiano” che entra nella leggenda dello sport. La sua determinazione lo porta a diventare un mito per tutti i giovani del tempo, e non solo.
