In un paesino del Trentino, il Natale si festeggia con Gesù Bambino a El Paes dei Presepi. Dal 6 dicembre al 6 gennaio si possono ammirare centinaia di natività in tante forme. Tutto il paese diventa un grande presepio suggestivo, riportando al centro il significato religioso e autentico del Natale.

Centinaia di presepi in ogni nicchia
Il Natale porta con sé memorie, atmosfere, profumi e sapori, ma prima di tutto è un’occasione di profonda meditazione, di contemplazione del Dio fatto bambino, di quel piccolo Gesù che è stato posto in una mangiatoia appena nato. I pastori, che ben conoscevano le mangiatoie, sono stati i primi ad andare ad adorarlo, nella notte profonda, seguendo la luce e il canto degli angeli.
Al Paes dei Presepi, ci sono centinaia di mangiatoie che aspettano la nascita di Gesù Bambino. Ci sono presepi classici, quelli tradizionali, presepi ispirati alla montagna e presepi dal mondo. Ogni nicchia, ogni volt (spazio delle case di montagna che conteneva le mangiatoie) ne accolgono uno o più.

Dove si trova El Paes dei Presepi?
Miola è un paese dell’Altopiano di Piné, facilmente raggiungibile da Trento, 18 chilometri a nord ovest. L’Altopiano di Piné è una località di montagna nelle Alpi che ha mantenuto la dimensione autentica. Tra boschi e laghi si trovano prodotti del territorio unici, come il miele, il formaggio, la carne, il cavolo cappuccio e la farina antica del mulino di secoli passati.

Nell’Altopiano di Piné sorge il Santuario di Montagnaga, un luogo molto importante della devozione mariana, con percorsi che portano ai vari luoghi delle apparizioni tra prati e pinete. E in inverno questo luogo diventa una patria dei presepi di montagna, così come la non lontana Tesero, in val di Fiemme, dove vengono scolpite meravigliose statue di presepi.
Il Paes dei Presepi per il Natale con Gesù Bambino
La parola “presepio” deriva dal latino praesepium che significa mangiatoia. E’ quello spazio racchiuso tra assi di legno in cui veniva messo il fieno per gli animali. Lo ritroviamo più volte nel Vangelo di Luca, mentre racconta la nascita di Gesù. San Francesco, ottocento anni fa, voleva far capire agli abitanti di Greccio il vero significato del Natale. E così la tradizione vuole che inventasse una rappresentazione della natività, più somigliante possibile a quanto accaduto a Betlemme. E proprio nella Basilica di Assisi, pare che Alfonso Maria de’ Liguori sia stato ispirato dai dipinti del presepio di Greccio per comporre “Tu scendi dalle stelle”.

Per me il presepio è sempre stato importantissimo. Ne ho uno in legno d’ebano regalatomi da un vecchio missionario in Uganda, padre Piffer. Un altro è d’oro, piccolo piccolo, incastonato in un quarzo, regalo del grande medico missionario Carlo Spagnolli. E poi ci sono alcuni presepi viventi che mi porto ne cuore. Il presepio vivente come quando trent’anni fa mi trovai in Etiopia in una capanna di paglia con frate Francesco. Una donna aveva appena partorito due gemelli sulla paglia e la suora infermieri ce li mise in mano e tagliò il cordone ombelicale. O il Natale a Betlemme in una notte fredda, che racconto in Natale-Hannukka. E anche la nascita di un bimbo in un campo profughi a Erbil, nel Kurdistan Iracheno, durante gli attacchi dell’ISIS. Ho assistito al battesimo, mentre in sottofondo si sentivano gli spari. Quella luce, non la dimenticherò mai.
Buona preparazione al Natale, senza scordare di mettere al centro quella mangiatoia che aspetta Gesù Bambino.
Il presepio: la mangiatoia nel Vangelo di Luca
Il presepio, lo ritroviamo nel racconto della nascita di Gesù Bambino, in Luca:
Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazareth e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.
C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia».
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama».
Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono dunque senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia.
E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. (Lc 2, 4-20)
