Jerry Moffatt: “Nell’arrampicata – e non solo – ci vuole un buon obiettivo”

Incontro Jerry Moffatt sul lago della Serraia, a Baselga di Pinè, parla dei suoi libri, di come fissare un obiettivo chiaro sia nell’arrampicata che nella vita, parla di come affrontare il fallimento. Ci siamo conosciuti 37 anni fa a Bardonecchia, durante le prime mitiche gare di arrampicata sportiva della storia. Poi ad Arco per il Rock Master, a Madonna di Campiglio per la Coppa del Mondo, ospite a casa nostra, noi in Inghilterra. Un campione, lo è nello sport come nella vita. Gli input che ci racconta possono essere adattati in ogni situazione della propria storia.

Jerry Moffatt
Jerry Moffatt

“Liquid Ambar” – Jerry Moffatt obiettivo arrampicata

Per un grande arrampicatore come Jerry Moffatt che è stato il migliore in tanti stili diversi, non deve essere facile scegliere una via, quella preferita. Parla del Galles, della roccia di casa sua, con passione: “Probabilmente la mia via preferita è stata “Liquid Ambar”. È una via che ho iniziato a scalare nel 1987. L’ho completata nel 1990. Era il primo 8c+.  Si trova in una falesia del Galles settentrionale chiamata Pen Trwyn.

Quando ho iniziato ad arrampicare avevo 15 anni. Per me è stato bello fare una via così difficile nella mia zona. È una salita molto bella, davvero difficile e sostenuta. È stata una delle mie preferite. Concluderla è stato un sollievo. L’anno prima ci ero quasi riuscito, ma ero caduto all’ultimo appiglio. L’anno dopo ho avuto un incidente in moto e mi sono rotto le costole, il polso e il piede, così non ho potuto riprovare. Poi sono tornato l’anno dopo ancora e l’ho salita molto velocemente. È stato un sollievo, è stato davvero bello. L’ho salita molto tardi la sera, verso le otto. Non avevo intenzione di andare a scalare, l’avrei fatta il giorno dopo. Poi sono arrivato lì e mi sono sentito molto rilassato e bene, e ho pensato: “Ci provo adesso piuttosto che domattina”.

Jerry Moffatt: “Nell’arrampicata – e non solo – bisogna darsi un buon obiettivo”

Si parla tanto di motivazione. Ma, specie per i giovani, non è sempre facile trovare la buona motivazione. Jerry cambia le carte in tavola e offre un percorso diverso: “Credo che la cosa più importante per la motivazione sia avere un obiettivo. Quindi dimenticatevi della motivazione e pensate all’obiettivo. Datevi un chiaro obiettivo. Pensate: “Cosa voglio fare?”.

Cercate di avere un obiettivo realistico. Qualcosa che potete raggiungere probabilmente con il 90% di certezza in 6 mesi. Non datevi l’obiettivo di diventare campione del mondo se siete alle prime armi, perché è troppo lontano. Ma se state scalando una specie di 8a e volete scalare l’8a+, questo sì lo potreste raggiungere in 6 mesi.

Quindi, ponetevi un obiettivo, e poi stabilite un piano per raggiungerlo. Scrivete alcuni appunti su un foglio di carta, allenatevi ogni giorno, fate stretching, mangiate bene e cose del genere. Cercate di divertirvi e, se vi divertite, la motivazione arriverà da sola.”

Jerry Moffatt al Rock Master 2022 ad Arco con Jakob Schubert

La caduta, il fallimento.

Nell’arrampicata di impara a cadere. Cosa utile nella vita di tutti i giorni, quando le aspettative e la dipendenza dal giudizio degli altri, generano troppa pressione. Imparare a fallire fa parte del gioco. Jerry parla dell’accettazione del fallimento: “Dovete fallire. Non migliorerete mai su una scala in continua ascesa. Un buon miglioramento sarà dato da una buona giornata, un’altra buona giornata, e una brutta giornata.  Non si arriverà mai a un giorno buono, un giorno buono, un giorno buono. È impossibile.

Ogni giorno vivrai dei piccoli fallimenti e devi rendertene conto. Devi rendertene conto e accettarli. Non è bello, lo so. Io sono la persona peggiore quando non le cose non vanno bene. Devi imparare ad accettare il fallimento, rimanere fedele al tuo obiettivo e attenerti al tuo piano per raggiungere l’obiettivo.”

Due libri importanti: “Topo di falesia” e “Mastermind”

“Topo di falesia” è l’autobiografia di Jerry, un libro da leggere senza dubbio, pubblicata da Versante Sud, come “Zanzara e Labbradoro”. Jerry dice che lo ha scritto “per raccontare gli anni Ottanta, il periodo in cui ho fatto le mie cose migliori. È stato come riportare alla memoria un’epoca diversa, prima del professionismo per le gare. È un mondo diverso: nessuno aveva la macchina, nessuno guadagnava soldi. Facevamo l’autostop ovunque.

C’erano persone con una vera dedizione, una vera motivazione.  Qualcuno viveva in una caverna, niente soldi, si doveva fare l’autostop per 2 ore quando normalmente ci vogliono 10 minuti in macchina. E poi camminare per ore per arrivare alla falesia. Quel decennio era unico per la dedizione allo stile di vita e allo sport.”

“Poi il secondo libro, “Mastermind”. Mi ha sempre interessato la psicologia dello sport. Ho pensato che sarebbe stato molto interessante documentarla, perché conosco molti dei migliori scalatori. Così ho intervistato i migliori arrampicatori on-site, i migliori arrampicatori red point, i migliori boulderisti, i migliori arrampicatori in free-solo. Ho chiesto: “A cosa pensi quando arrampichi al tuo meglio?”. E ho documentato tutto con un po’ di ricerca e di scienza solo per aiutare le persone a trarre un po’ più di piacere dall’arrampicata.”

Dopo una visita ad Arco al Rock Master con la sua meravigliosa famiglia, finiamo parlando dell’Italia, delle sue frequenti visite, dell’amore per l’ambiente. “Fissare un obiettivo raggiungibile. Tracciare un piano concreto. Divertirsi.”

Intervista a Climb Radio, Jerry Moffatt e Lia Beltrami

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