Patmos, la vita sull’isola dell’Apocalisse

Attraccare la porto di Skala guardando la pacata vita sull’isola dell’Apocalisse, Patmos, è un po’ come arrivare a Itaca. Gli occhi sono ebbri di blu. La schiuma delle onde mette in circolo l’endorfina. Il sole sulla pelle salata genera profumi d’infinito. Patmos sta lì davanti a noi, un tempo immersa nelle acque, baciata da Selene, poi richiesta a Zeus da Artemide.  I suoi misteri, le visioni, le profezie, sono tutti custoditi gelosamente dalla terra emersa, nelle grotte e nel mare.

Chora e il monastero di San Giovanni, Patmos

Ogni viaggio è una storia

Ogni viaggio è una storia, nasce da dentro di noi. I luoghi si raccontano riflettendosi nella nostra anima, filtrando tra le emozioni, vaporizzandosi nei pensieri. Il viaggio, quello che ci fa arricchire di beni che nessuno potrà portarci via, è il racconto di un rapporto intimo, stretto, dilatato, tra il nostro essere più profondo, il luogo dove andiamo, il movimento e le persone che incontriamo.

“Non affrettare il viaggio;\ fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio\metta piede sull’isola, tu, ricco\dei tesori accumulati per strada\senza aspettarti ricchezze da Itaca.” (Itaca di Costantino Kavafis).

Patmos chiamava da anni, era quel nome messo lì quasi a caso tra le prime righe del libro dell’Apocalisse. Aspettava il nostro arrivo, con pazienza, lentamente. Perciò siamo arrivati dopo un lungo viaggio, tanti traghetti, volti, profumi, sapori, accompagnati dall’anima della Grecia.

La vita sull’isola dell’Apocalisse, Patmos

Su ogni isola del Mediterraneo, la vita scorre in modo diverso: a Patmos è scandita dal ritmo delle ultime pagine dell’Apocalisse. Sull’isola ci sono 365 chiese e cappelle. Nell’antichità vi era un famoso tempio dedicato ad Artemide. Qui si rifugiarono eroi e guerrieri. San Giovanni Evangelista venne esiliato nel 95 dC durante il regno di Domiziano ed ebbe le visioni descritte nell’Apocalisse: “Io, Giovanni, vostro fratello e vostro compagno nella tribolazione, nel regno e nella costanza in Gesù, mi trovavo nell’isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza resa a Gesù.” (Ap 1,9)

Nel 1088 l’imperatore bizantino Alessio Comneno donò l’isola al monaco Giovanni Cristodulo, che fece costruire il monastero, oggi patrimonio dell’UNESCO. Seguirono diversi regni e dominazioni straniere: dal 1537 il dominio ottomano, fino al 1912 con l’arrivo degli italiani che restarono fino alla Seconda guerra mondiale. Oggi è una delle perle del Dodecaneso, imperdibile meta di viaggio.

La grotta del mistero

Canti liturgici ortodossi si riempiono di mistero dentro alla grotta di san Giovanni. L’incenso si mescola ai dipinti e alla sacralità delle icone. Il pope ripete il segno della croce con solennità, varcando le soglie del tempo e dello spazio. La grotta della Rivelazione è luogo di culto e pellegrinaggi fin dai tempi antichi. Partecipare alle celebrazioni domenicali all’alba vale l’intero viaggio. Ricorda un po’ la grotta di Maria Maddalena in Provenza a La Sainte Baume.

La Rivelazione

Ognuno sperimenta qualcosa di diverso, dentro alla grotta. Oggi si tende a non far spazio al mistero, fa paura. L’ossessione della nostra società di avere tutto sotto controllo inaridisce le immensità dello spirito. Così lasciamo fuori tutte le griglie interpretative e ci lasciamo immergere dalla bellezza e dalla forza di uno dei messaggi dell’Apocalisse: “Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono: “Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il “Dio-con-loro”. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate”. (Ap 21,1-4)

A spasso nei vicoli di Chora

Un viaggio a Patmos è completo e ben calibrato: le spiagge greche da favola, il cibo incredibilmente buono, il pellegrinaggio alla grotta e al monastero. Mente, corpo, spirito. Alla sera, per scaricare un po’ l’alto impatto delle esperienze, si va a passeggiare nei vicoli di Chora. L’antica cittadella, alta sulla montagna, assorbe la bellezza del tramonto, i muri bianchi restituiscono il calore assorbito durante il giorno, le botteghe artigiane aprono le porte. L’arte e artigianato della Grecia si ritrovano nelle stiliste di abiti unici, nel design di gioielli irripetibili e tra le opere d’arte. Chi passa, non può non fermarsi da Andreas. Nel suo atelier accoglie opere di 40 artisti dal mondo. Nel pomeriggio vanno da lui i bambini per imparare a dipingere. Non è geloso Andreas. La bontà del suo sorriso, la pacatezza delle sue parole, la saggezza delle sue mani, riassumono al meglio lo spirito dell’isola del mistero.

Il pittore Andreas Psacakos

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