Luciano Levri, una vita tra i Rom in Albania: il cambiamento possibile

“Il cambiamento è possibile, anche per i Rom in Albania, se diamo loro un sogno e se non li lasciamo soli”. Così fratel Luciano Levri, missionario Marianista, apre “Reportage di un sogno”. Non è immaginabile la vita in un campo Rom, e solo ricostruendo il sogno si può vedere una via d’uscita.

Fratel Luciano Levri, una vita tra i Rom in Albania per il cambiamento

Fratel Luciano è stato un grande trentino. Nato a Fiavè nel 1944 e morto nel 2020, ha interpretato il Vangelo nella sua totalità. Entrato nei Marianisti, si è laureato in Filosofia a Milano. In un primo tempo fa il professore in Calabria e si scontra con la criminalità organizzata. Con grande dolore deve lasciare il campo e si sposta in Albania, dove vive dal 2004 fino al 2020.

Con fratel Luciano e le sue rose

E’ uomo di poche parole, radicale, profondo, determinato. Impossibile non restare affascinati dalla sua cultura, dalla sua conoscenza profonda del Vangelo e dalla sua sensibilità.

La missione tra i Rom di Lezhë

Appena arrivato in Albania, riceve un incarico molto difficile e delicato. Più di 2.000 Rom, sfuggiti ai vari conflitti, si erano rifugiati in baracche ed edifici dismessi di Lezhë, vivendo in condizioni disperate. Luciano inizia con la distribuzione dei pasti e poi comprende che l’unico vero aiuto può essere nella formazione. Costituisce un centro giovanile e avvia il doposcuola. Organizza i bus per prendere i bambini, trova aiuti per la merenda e per far fare i compiti.

“Reportage di un sogno”

Andiamo a girare il reportage su fr. Luciano con la troupe di Aurora Vision e don Beppino Caldera, del Centro Missionario di Trento. La regia è di Alberto Beltrami, le riprese sono di Raffaele Merler e di Andrea Morghen. Luciano ci apre le porte e, superando la difficoltà del microfono, sceglie di parlare di tutto. Ascoltarlo è un grande privilegio.

La troupe di Aurora Vision in Albania con padre Lombardi

La parte più difficile è andare nei campi per fare le riprese. Il clima è molto pesante. Le persone inseguono la macchina continuando a gridare: “Luci, Luci”. Gli chiedono aiuto per il medico, il dentista, cibo, un avvocato per far scarcerare un parente. La miseria nei campi è fin troppo, anche per me che ne ho visti molti. Luciano organizza gli aiuti con grande intelligenza, ma le domande sono troppe. Ogni sera, quando torna a casa, da solo, si mette in preghiera per riprendere forza e non cedere.

Le prime lauree, il cambiamento è possibile per i Rom in Albania

In un tessuto sociale talmente difficile, Luciano ha potuto vedere una luce. In mezzo a tante battaglie, tre ragazze del campo sono arrivate alla laurea. E’ un cambiamento epocale, vale come una vittoria olimpica. Queste lauree sono la realizzazione di un sogno.

Luciano riceve la cittadinanza onoraria di Lezhë, e il suo messaggio è per il mondo intero.

L’importante è la relazione: “Dio non mana in gruppo, i Rom, il popolo. Dio ama Maria, ama Illir… E per ognuno ha una carezza, una lacrima”. Così Luciano arriva al volto delle persone e accoglie offrendo una rosa, la bellezza del creato che inonda l’anima. E riempie di significato la parola “solidarietà”, quel dono che non chiede nulla in cambio.

I lavori di Aurora Vision con i Rom

Oltre a “Reportage di un sogno”, abbiamo realizzato due documentari con i Rom. Il lavoro più recente è “Portami a vedere la notte”, con il patrocinio del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale del Vaticano e con AIZO. “Portami a vedere la notte” così posso immergermi nella natura, scoprirne i segreti, provare l’ebrezza della vita libera e nomade. Dai campi di concentramento dello sterminio nazista, ai campi sgombrati dei Rom e Sinti nell’Europa di oggi. Storia di una quotidianità fatta di discriminazioni e pregiudizi e di una donna, Carla Osella, che da 50 anni ne condivide la vita e il peso. Racconti di Rom e Sinti nei campi – nomadi, giostrai e stanziali – tra discriminazione dimenticata, natura, musica e arte.

Alcuni anni fa avevamo realizzato “Leonora”, nei campi Rom in Kossovo, con la Croce Rossa Italiana del Trentino e Associazione Trentina in Aiuto ai Balcani. Raccontare la storia di Leonora è un modo per portare l’attenzione sulla difficile situazione delle minoranze etniche, dei Rom, delle donne e delle persone con disabilità. E ‘anche un modo per evidenziare il pregiudizio, che verrà superato dalla tenacia e l’apertura di persone dedicate ai più fragili. La società ha un disperato bisogno di esempi positivi incentrati sulla dignità e il valore di tutte le vite umane.

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