Donne arabe contro la tratta nel documentario Wells of Hope

Donne arabe contro la tratta nel documentario Wells of Hope : sorgenti, fonti, viaggiatrici di speranza… I temi che affrontiamo nei documentari di Aurora sono spesso molto duri, di quelli che mettono sottosopra. Quando andiamo a girare troviamo tantissime difficoltà, spesso ci muoviamo nell’ombra, senza dare nell’occhio. A volte passiamo ore e ore con le forze dell’ordine per spiegare quello che facciamo, altre volte si scappa velocemente…

Cantastorie di speranza. Così nelle situazioni più difficili mi ritrovo a cercare quella luce nascosta, quel fiore nel deserto, quella brezza di vento ristoratore. Solo così posso raccontare di rapimenti, violazioni, uccisioni, abusi, fughe – le cui narrazioni sono in http://www.liabeltrami.it con lo sguardo rivolto a quella unica flebile luce di una minuscola candela.

“Wells of Hope” nasce dall’incontro con Sr. Gabriella Bottani, una forza della natura, la coordinatrice della rete contro la tratta http://www.talithakum.info . E’ lei che mi parla di un gruppo di donne arabe contro la tratta. Sono donne di diverse religioni che in Medio-oriente si impegnano contro la tratta degli esseri umani. Puoi sostenere il lavoro di queste donne straordinarie guardando il film con una donazione sul sito https://donorbox.org/wells-of-hope

La meta iniziale per il nostro racconto era il Libano, ma pochi giorni prima della partenza sono scoppiati gli scontri di piazza e stante zone sono state chiuse al transito. Potevamo decidere di fermarci, ma abbiamo scelto di cambiare destinazione e abbiamo puntato sulla Giordania, dove ci hanno raggiunte le donne libanesi e ci siamo legate con quelle siriane.

La Giordania è una terra bellissima, molto ospitale e aperta al mondo. Non abbiamo avuto tanto tempo per visitarla, ma ci tornerò prima o poi. La prima difficoltà è stata nell’organizzare le riprese, nel fare il piano lavoro, ma siamo state assistite dall’alto in ogni fase. Ogni luogo dove abbiamo montato il set aveva un significato simbolico particolare, niente veniva lasciato al caso o alla comodità. Le atmosfere del deserto sono riprese nell’artico sull’arte del picnic https://liabeltrami.it/wp-admin/post.php?post=172&action=edit

Il filo conduttore della drammatica storia della tratta per traffico d’organi è stato affidato alla cantastorie drusa Nassim, che è stata anche l’operatrice umanitaria che ha lavorato per scoprire il caso. Il luogo dove l’abbiamo riprese è in una zona desertica, sede di un’antica tratta.

Wells of Hope, il teaser.

Il percorso visuale si snoda su immagini simboliche degli elementi.

Acqua

L’acqua – memoria dei fiumi biblici, del mare che si apre per la liberazione del popolo di Dio, dell’acqua del Giordano che libera . L’acqua delle immagini iniziali è la “Sorgente di Mosè”, tradizionalmente meta di pellegrinaggi e preghiere da tempo immemore. L’altra sorgente, quella che ci ricorda il nome nel gruppo di lavoro “Wells of Hope”, è chiamata “Sorgente di Lawrence”, perché in quel luogo era la base operativa di Lawrence d’Arabia.

Aria

L’aria – dal vento di tempesta alla brezza leggera, che segna il passaggio di Dio. Alle tende dei bambini beduini soffia vento di tempesta, sono battuti dalla vita e dalle intemperie. Si fatica quasi a stare in piedi per la durezza dell’esistenza. E Nassim inizia il racconto nel vento impetuoso, che via via si fa più tenue, fino a diventare brezza leggera.

Terra

La terra – i passi sul deserto, la sabbia, le pietre, sono un filo conduttore che simboleggia il cammino delle vittime di tratta, ma non solo. Vuole anche essere un riconoscimento al cammino di liberazione che chiama ogni essere umano. La terra accoglie i piedi feriti, e la terra restituisce vigore. I sentieri nel film sono rotte di migrazioni nascoste. E un’immagine ci mostra delle rocce diverse, piene di speranza, chiamate “I 7 pilastri della saggezza”.

Fuoco

Il fuoco – è presente in diversi punti del film. All’inizio lo vediamo come elemento distruttore in tempo di guerra, osservato con gli occhi dei bambini. Poi è un piccolo fuoco che riscalda le notti di chi scappa attraverso il deserto. Più avanti è la fiamma in cucina, che è necessaria per servire il cibo che unisce. Infine è la fiamma della candela nel santuario di San Giorgio in cui pregano donne e uomini, cristiane e mussulmane. È la candela che non si estingue, la fiamma che prega sempre.

Nassim conclude con una canzone tradizionale berbera e con un sorriso che riaccende la speranza. La forza che viene da queste donne arabe contro la tratta è grande. Finché c’è anche una sola persona che si espone e si impegna contro la tratta, la fiamma non si spegne.

Nassim Alwan, cantastorie del Libano impegnata contro la tratta, è protagonista in Wells of Hope.
Lia

Lia

Regista, manager, scrittrice, speaker. Mi occupo di diritti umani, ben-essere motivazionale, viaggi, cinema e dialogo inter-religioso . Leone d’oro per la pace Venezia 2017.

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